Nel caos e, talora, nell’insensatezza delle mie giornate, Koinonia rappresenta un momento di vita vera e piena. Una boccata di aria buona.

Perché?

Non solo perché mi ricorda quando decisamente più giovane (25 anni fa) ed emozionata siamo andati dal notaio per costituire l’Associazione./p>

Non solo perché è bello sapere che grazie alla costanza di alcuni di noi (mia molto meno, purtroppo) abbiamo resistito fino ad oggi, e anzi siamo cresciuti, ma non solo cresciuti in quel senso di cui si parla tanto sui giornali (crescere, bisogna crescere, ma perché poi?) bensì cresciuti come rete di persone, di idee, di speranze e di condivisione qui in Italia ma anche in Africa e Sud America.

Koinonia è una boccata di aria buona perché mi ricorda la bellezza della gratuità che la rende possibile (chi ci ha speso e ci sta spendendo una vita, chi la sostiene con alcune ore di volontariato, chi permette di realizzare progetti di sostegno allo sviluppo comprando un oggetto nelle occasioni di raccolta fondi, chi si impegna per una borsa di studio), alla visione allargata del mondo che ci regala (quanti luoghi e modi di vivere diversi mi ha fatto conoscere a Roma e, indirettamente a Nairobi, Lusaka, Bogotà, Khartum).

Koinonia è una mia bella esperienza.

Dal raccogliere e andare a rivendere, con mezzi di fortuna, i giornali portati da altri in Parrocchia e così raggranellare soldi per finanziare dei pozzi in Zambia (circa 30 anni fa) a tradurre dall’inglese dei progetti dei nostri “contatti” in Africa (es. per scuole di formazione di maestri rurali che possano operare nelle zone più isolate dei monti Nuba in Sudan) al fine di partecipare come Koinoia all’assegnazione di finanziamenti per la cooperazione allo sviluppo da parte del Comune di Roma.

In tutti questi anni c’è sempre stato il filo conduttore dell’attenzione all’altro e della condivisione. Abbiamo allargato i nostri orizzonti e cercato di essere cassa di risonanza delle situazioni critiche che gli uomini, le donne e i bambini vivono nel sud del mondo, ma anche delle gioie e delle ricchezze umane che rappresentano. Abbiamo rivolto l’attenzione soprattutto allo sviluppo, in situazioni in cui il nostro piccolo contributo potesse essere segno e speranza per i gruppi di amici africani e latino americani, incoraggiandoli nel loro percorso di crescita e di riscatto.

Dal non sapere che esistono baraccopoli come Kibera a Nairobi (170.000 persone!) a ricevere una foto di una delle ragazze che “viveva” li, ora accolta in un casa famiglia della Koinonia Comunity, che studia informatica sul computer arrivato anche grazie al nostro contributo.

Questa si che è una boccata di aria buona.

Articolo Claudia